Loriano Macchiavelli, bolognese, è il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti italiani. È considerato il padre del giallo italiano contemporaneo. Ha pubblicato una trentina di romanzi e ispirato alcune fiction televisive. È tradotto in Francia, Germania, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania. Ha vinto numerosissimi premi e non ha mai smesso di stupire i suoi affezionati lettori.
RecensioniE se una notte un viaggiatore?
Via Crudes è il bandolo d'una matassa, l'estremità di quel "filo rosso" che - attraverso il tempo - lega la letteratura di genere alle palpitanti avventure del feuilleton, alle ballate di malfamate taverne, alle traversie di astuti picari, al registro comico, "grasso", grottesco dell'Evo di Mezzo. E via di questo passo, indietro di secolo in secolo, ci ritroviamo innanzi al primordiale "c'era una volta" della favola. Gli amanti d´una certa letteratura conoscono bene la polverosa linea di continuità che, dalle ombre dei portici, sospinge l'umano narrare a ritroso, oltre i confini del Borgo, nelle notti di campagne lontane, quando - davanti al tenue riverbero del fuoco - una voce comincia il racconto. Loriano Macchiavelli (che domani alle 18,45, assieme a Luigi Bernardi, presenterà il libro nella sala Renzo Renzi della Cineteca di via Azzo Gardino), le piste della fantasia popolare, le ha percorse in lungo e in largo, al punto da averne voluto celebrare le origini. E dunque, conviene non lasciarsi sorprendere da questa fiaba che l'inventore del sergente Sarti ambienta nelle terre incantate della Valmarecchia, la lingua di terra che dall'Appennino toscano volge al mare di Romagna. In un'età indefinita, metafisicamente sospesa tra i meandri d'un passato remoto e la ferocia di un eterno presente, Via Crudes presenta il viaggio d'un pellegrino alla volta di Bologna, la «città nascosta». Ma sulla strada d'ogni vero viandante fioriscono insidie e pericoli. Con uno stile impastato nella fluttuante materia del simbolo e dell'allegoria, l'autore sgrana un rosario d'incontri fantastici e indecifrabili enigmi, profezie sibilline e fughe rocambolesche, scandendo le tredici tappe d'una "via crucis" attraverso gli orrori e le crudeltà della Storia. Ma intanto il viaggio è iniziato. Chi è l'oscuro eremita che, sul crinale della montagna, elargisce ospitalità e dispensa consigli? Cosa accade nella locanda del Monte Benedetto, la cui architettura cela l'arcano di prospettive impossibili? Quale tragico segreto è custodito nel cuore dell´infelice Ballerina che aiuta il protagonista a evadere dalle tenebrose segrete del castello? E dov'è sepolta la "chiave" dell'inestricabile sciarada che avvolge l'epigrafe alchemica della Pietra di Bologna?
Omaggio alle ancestrali ricorrenze delle storie, Via Crudes ricompone - una volta ancora - i plastici motivi del mito: l'ineluttabilità della scelta, l'esorcismo della tentazione, le angustie della prigionia, il furto del tesoro. Così, le leggende del Montefeltro, lembo d'Italia eletto - fin dalla notte dei tempi - a meta del vagabondare d'uomini illustri, diventano l'ordito di una speculazione sui mali, gli inganni e le chimere del vivere. Mentre la favola trasmuta in parabola, l'occhio del lettore è già in cerca d'una morale. Ammesso che esista. E ammesso che esista il termine di questo viaggio, perché può anche accadere che la «città nascosta» sia, in realtà, l'inarrivabile luogo di un´erranza insensata. A questo punto, però, conviene fermarsi per non rovinare l'equivoco gusto delle conclusioni. Affidiamoci, allora, al finale aperto dell'antico favoleggiare: «Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia»?
Tommaso de Lorenzis, La Repubblica Bologna 2 dicembre 2008
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Tag: narrativa italiana, Loriano Macchiavelli, Via Crudes