La Chiesa e gli animali
 
La dottrina cattolica nel rapporto uomo-animale
Marco Fanciotti
Prezzo euro 15,00 Pagine XVIII + 134
Isbn 978-88-8372-385-8
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La Chiesa e gli animali La visione antropocentrica, che colloca la specie umana al centro del mondo, e le filosofie dualistiche, che contrappongono la materia allo spirito, il corpo all’anima, il raziocinio alla ’’brutalità’’, debbono ormai essere superate.
Questo libro ricostruisce il percorso di una delle tradizioni di pensiero che maggiormente hanno favorito una visione antropocentrica, quella giudaico-cristiana per come si esprime nel magistero della Chiesa cattolica romana. E mostra come questo percorso, peraltro non univoco e anzi talora contraddittorio, rappresenti un’occasione perduta per contribuire alla costruzione di una visione del mondo nella quale gli animali abbiano il posto che loro spetta.
Di estremo interesse e attualità il capitolo sulle biotecnologie (animali transgenici, xenotrapianti, ecc.).

 

 

Tag: libri ecologia, libri bioetica, Marco Fanciotti, La Chiesa e gli animali

Recensioni

L’argomento è certamente desueto ma non per questo poco interessante. Che la teologia cattolica, con il suo antropocentrismo e la sua visione dualistica di fondo, avesse sempre considerato gli altri esseri senzienti con atteggiamento di sufficienza quando non con l’arroganza tipica dello specismo (chi di noi non ha mai sentito pronunciare da qualche sacerdote l’affermazione, di per sé abominevole, che gli altri animali sarebbero stati creati da Dio – la cui bontà, a quanto pare, dovrebbe essere immensa – per essere nutrimento dell’uomo?) lo si sapeva. Bastino, tra tutte, le “amenità” di un “dottore” come Tommaso d’Aquino.
Nessuno finora si era, però preso la briga di spulciare trattati, studi, encicliche nel tentativo di arrivare ad una disamina articolata e compiuta. Lo ha fatto in modo encomiabile Marco Fanciotti nel libro “La Chiesa e gli animali, la dottrina cattolica nel rapporto uomo-animale”, edito da Alberto Perdisa. Allievo di Valerio Pocar (di cui ricordiamo “Gli animali non umani, per una sociologia dei diritti”, Laterza, 2005), l’autore parte dall’analisi dei testi sacri (Antico e Nuovo Testamento) per valutare le elaborazioni espresse nel corso dei secoli dalle quali si può evincere con netta evidenza la radicale differenza, nella tematica affrontata, tra il cattolicesimo e orizzonti religiosi, a nostro avviso più maturi, come quello buddhista (o jainista).
Di esempi ce ne sono a iosa, come le castronerie del gesuita Viktor Cathrein secondo il quale all’uomo non spetterebbe alcuna sorta di dovere ma solo imperio nei confronti degli altri esseri. Quale responsabilità potremmo avere, si domandava nel 1912 questo esimio esponente del cattolicesimo, “verso creature che possiamo a nostro capriccio fare a pezzi, arrostire o mangiare? Il motivo intrinseco è (udite, udite!) che l’animale non è persona, ossia non è creatura ragionevole, sussistente per sé, ma semplice mezzo per il nostro fine”.
Tutto in perfetta linea con quanto sostenuto nel 314 dal concilio regionale di Ancira (attuale Ankara) e con le tesi scaturite nel 325 a Nicea dove, come si sa, si produsse una delle più grandi opere mistificatorie e truffaldine della storia con l’eliminazione di tutti quei contenuti evangelici che avrebbero potuto recare problemi nei rapporti con l’imperatore.
Da allora furono dichiarati eretici quei cristiani che, nel rispetto del dettato originario, seguivano la regola vegetariana. Addirittura, condannati a morte, venivano uccisi (quando si dice la carità…) mediante travaso di piombo fuso nella gola dei disobbedienti per esplicito ordine dello stesso Costantino.
Le persecuzioni furono successivamente confermate dal concilio di Braga del 577 e da quello di Aquisgrana del 816. L’istituzione ecclesiastica ha continuato a muoversi su questa linea, riconosciuta e benedetta d’altronde da Tommaso d’Aquino, fino ai giorni nostri in cui si è arrivati a proclamare il “Giubileo dei cacciatori” e a puntare l’indice inquisitorio, come fece un certo Joseph Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione della santa fede, nei confronti di teologi scomodi e controcorrente come Eugen Drewermann, autore dello splendido “Sull’immortalità degli animali” (ed. Neri Pozza).
E che dire di quanto si legge nel “Dizionario di teologia morale” diretto dal cardinale Francesco Roberti secondo cui “nei paesi protestanti le associazioni protettrici degli animali hanno quasi sempre ottenuto che la legge controlli strettamente e disciplini la vivisezione (…) donde un evidente ostacolo, che i paesi cattolici non conoscono (ma pensate un po’…), al progresso della fisiopatologia, che nella vivisezione ha il suo principale mezzo”.
E’ chiaro che dietro questa impostazione si cela quella visione antropocentrica, violenta, spregiatrice della natura, cui vanno imputati quei disastri di cui stiamo cominciando (e siamo solo agli inizi) a fare le spese.
In questo senso, ci pare senz’altro sottoscrivibile la speranza con cui Panciotti conclude la sua ricerca: “L’analisi sociologica della condizione animale rende verosimile la tesi secondo cui l’essenza del cristianesimo non si è ancora realizzata, poiché ciò potrà forse avvenire quando l’uomo comprenderà, a prescindere dall’etichetta religiosa che vorrà conferire al suo nuovo pensiero, che la democrazia separata dalla biocrazia è incapace di produrre e custodire la vita”.

 

Francesco Pullia - Notizie Radicali

OASI ALBERTO PERDISA 

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